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Groovella risponde alle tue domande

Cosmic Cabaret — Riflessione su destino e libero arbitrio

Quando ho chiamato l'album Cosmic Cabaret, non stavo solo scegliendo un titolo accattivante — stavo nominando una filosofia. La vita come spettacolo: abbagliante, imprevedibile, a volte assurda. Ma chi scrive il copione? È la domanda al cuore di questo disco.

Cosa significa «Cosmic Cabaret» come concetto?

La vita è un cabaret — cosmico, più grande di qualsiasi palcoscenico. Siamo tutti performer e pubblico insieme, recitando scene che non abbiamo sempre scelto, improvvisando quando il copione finisce. L'album è una rivista: ogni brano un atto diverso, un umore diverso, un angolo dello stesso grande spettacolo.

Credi nel destino o nel libero arbitrio?

Entrambi — e credo sia l'unica risposta onesta. Alcune porte si aprono prima che bussi; altre devi spingere finché la spalla non fa male. Il destino allestisce il palco; il libero arbitrio è come ci reciti sopra. L'album vive in quella tensione — non la risolve, ci danza dentro.

Dove finisce il destino e inizia il libero arbitrio?

Nel momento in cui scegli la tua risposta. Non controlli ogni scena, ma scegli come recitarla — con grazia, con humour, con tutto il cuore o a metà. È lì che il cabaret diventa tuo. La parte cosmica è la messinscena; la parte cabaret è la tua improvvisazione.

Perché il cabaret come metafora e non altro?

Perché il cabaret è gioia e malinconia nello stesso respiro — glitter e ombra, riso e lacrime. È performativo ma sincero. La vita mi sembra esattamente così: uno spettacolo che non puoi provare, dove la musica cambia e devi comunque ballare. Cosmic Cabaret cattura questa dualità.

Il brano titolo dell'album è la filosofia in miniatura?

Esattamente. Cosmic Cabaret il brano è l'ouverture — allestisce il palco, ti invita a entrare, ti chiede di lasciare la serietà alla porta. L'intero album si dispiega da quella singola idea: presentarsi, recitare la propria parte, godersi il viaggio. Filosofia seria avvolta in un groove feel-good.